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Oltre lo schermo: perché l’inclusione digitale è più di un semplice laptop

Quando parliamo di colmare il divario digitale, la conversazione di solito inizia e spesso si esaurisce con l’hardware. Tendiamo a misurare i progressi in base al numero di tablet distribuiti o alla velocità del Wi-Fi nelle aule. Ma come sottolinea il progetto In-DigiT (Inclusive and Responsible Digitalisation in Training), un laptop da solo non risolve tutto. Senza il giusto approccio, la tecnologia può creare nuove barriere invece di abbattere quelle esistenti.

La vera inclusione digitale non riguarda solo il possesso di un dispositivo. Si tratta di creare opportunità per tutti e tutte. Per realizzare questo, dobbiamo concentrarci su due qualità fondamentali del progetto In-DigiT: essere inclusivi e abilitanti.

1. Accessibilità: la differenza tra accesso e partecipazione
L’inclusione digitale inizia con l’accessibilità, che fa parte dell’essere inclusivi. Se una piattaforma di formazione non funziona con i lettori di schermo per studenti e studentesse ipovedenti, o se l’interfaccia è così caotica da sopraffare chi ha difficoltà cognitive, quell’utente viene escluso, indipendentemente dal costo del suo laptop.

Essere inclusivi significa progettare per le persone che spesso vengono trascurate. Significa concentrarsi su:
Design universale: Strumenti utilizzabili da tutti e tutte, indipendentemente dalle capacità fisiche o cognitive.
Facilità cognitiva: Layout semplici e intuitivi che non richiedono competenze tecniche particolari per essere navigati.
Lingua e alfabetizzazione: Riconoscere che per molte persone i termini tecnologici risultano poco familiari e difficili da comprendere.

2. Competenze digitali: valorizzare tutte le generazioni
La qualità abilitante messa in evidenza da In-DigiT mostra che la tecnologia deve essere al servizio di ogni individuo. Ma ciò è possibile solo se le persone hanno le competenze per usarla.

Spesso si presume erroneamente che i nativi digitali sappiano tutto sulla tecnologia, mentre le generazioni più anziane siano sempre indietro. In realtà, entrambi i gruppi affrontano sfide. Uno studente o una studentessa giovane può usare i social media con disinvoltura, ma avere difficoltà a valutare l’affidabilità di una fonte. Una lavoratrice o un lavoratore più anziano può essere molto competente nel suo ambito, ma sentirsi bloccato quando il software cambia. L’inclusione digitale significa offrire supporto continuo a tutte le età, puntando sulla comprensione del funzionamento degli strumenti, non solo su dove fare clic.

3. Strumenti essenziali per un accesso equo
Per abilitare davvero tutti e tutte, gli strumenti digitali devono essere semplici e accessibili. Se un modulo formativo funziona solo con i dispositivi più recenti e una connessione veloce, esclude una parte di utenti. Un centro di formazione responsabile dovrebbe chiedersi:

Le persone possono usarlo su uno smartphone meno recente? Funziona offline per chi ha una connessione internet inaffidabile? La protezione della privacy dei dati è sufficientemente solida per tutelare gli/le utenti?

Il percorso In-DigiT per il futuro
Il progetto In-DigiT mira ad aiutare i centri di formazione ad attuare cambiamenti tecnici e orientati alle persone. Grazie alle 7 Qualità, dalla Democraticità alla Frugalità, ci assicuriamo che gli strumenti digitali supportino studenti e studentesse, e non viceversa.

Pronti a fare il passo successivo? Scoprite se il vostro centro di formazione è davvero inclusivo scaricando il nostro Manuale di Buone Pratiche o provando il nostro Strumento di Autovalutazione sul sito del progetto In-DigiT.